La campana del Monte Mulaz

Il Monte Mulaz, m 2906, isolato rispetto alle altre cime circo-stanti, ha una forma piuttosto arrotondata ed in forte contrasto con le vette aguzze dolomitiche delle Pale di S. Martino di Ca-strozza. La salita è possibile sia dal Passo Rolle, sia dalla Val Venegia, sia da Falcade. Per questa escur-sione, che nella scala di difficoltà del CAI è classificata come EEA (itinerario per escursionisti esper-ti con attrezzatura), è un percorso piuttosto lungo con un dislivello complessivo di quasi m 1.200. De-cidiamo quindi di salire da Falcade e di scendere poi dalla fiabesca Val Venegia. Da Passo Valles (q.2031) iniziamo risalendo il sentiero CAI 751 fino alla Forcella di Venegia (q.2217), dove una serie di cartelli ci indica a sinistra il proseguo del sentiero che ci interessa, il 751. Per-corriamo cosi un tratto di sentiero dell’Alta Via n. 2 fino al passo della Venegiota. Da qui in avanti abban-doneremo i verdi prati per entrare nel canalone dolomitico che ci por-terà sul versante est del monte Mu-laz e dopo aver percorso un discre-to tratto attrezzato con corda fissa, prendiamo fiato al pianoro di quo-ta 2540. La giornata promette bene, con un’ottima visibilità che lascia già intravvedere verso nord alcune cime e questo ci ricarica ulterior-mente per il raggiungimento della vetta. Ancora qualche centinaio di metri di dislivello, passando per il Sasso Arduini, e raggiungiamo l’affollato Rif. G. Volpi al Mulaz q. 2560. Breve ristoro e poi riprendia-mo il percorso verso il Passo del Mulaz e da li verso la cima con un percorso a zig-zag molto stretto e con una discreta pendenza fino ad un breve tratto pianeggiante ma non facile perché risulterà poi es-sere il tratto più impegnativo ed esposto di tutta l’escursione con un giro di circa 180°, aggrappati alla parete, proprio in corrispon-denza del sottostante rifugio. Su-perato questo tratto con estrema attenzione e sicurezza, risaliamo il sentiero a ridosso della parete nord-est della cima, ormai prossi-ma. La maestosità del panorama a 360° ci ripaga subito di tanta fatica con la vista a ovest sul Catinaccio e le Torri del Vajolet, il Sasso Piat-to e Sasso Lungo, la Marmolada a nord, il Pelmo e il Civetta a est, le cime delle Pale, ovviamente, Cima Vezzana e Cimòn della Pala verso sud. Corre d’obbligo una foto alla caratteristica “Croce con la campa-na” che ha un’incisione tutta par-ticolare e familiare: “AI CADUTIDELLA MONTAGNA ALPINI EALPINISTI - LA FAMIGLIA AL-PINISTICA DI VERONA, 10 Set-tembre 19 61”.Con il cuore gonfio di emozioni, la discesa verso la malga Venegiota sembra non finire mai, soprattut-to per la stanchezza che ormai si fa sentire sulle gambe. Uno sguar-do verso la cima del Mulaz che nel frattempo si è fatta tutta rossa per il riflesso dei colori del tramonto. Gli stessi colori e la stessa tavola di malga Venegiota, dove nel luglio ‘88 mi assaporavo una gustosa cena a base di caffellatte e pane biscotto a conclusione del campo estivo con l’allora capitano Basset, oggi gene-rale e direttore del Museo Naziona-le Storico degli Alpini, Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Giorgio Sartori

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